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Accadrà l’altroieri

avanti-passato

Se è vero che il tempo è relativo, come ci ha insegnato il buon Einstein, forse non ci dovremmo stupire troppo dell’uso spericolato che ne fa il più giovane e scanzonato presidente del consiglio del paese.

Eppure è un aspetto che, non senza fastidio, continua a colpire le nostre sinapsi.

Intendiamoci, non si parla del tempo effettivo impiegato nello svolgere (o meno) le proprie funzioni, bensì di quello spacciato nel racconto delle proprie gesta, nella narrazione della propria epopea, o, per usare l’odierno gergo anglicista tanto in voga, nello storytelling governativo.

L’assunto, com’è noto, è il seguente: il più giovane, moderno e dinamico governo che il paese abbia mai sognato di avere ci sta spronando, a suon di strabilianti riforme, a raggiungere l’agognato futuro che è, naturalmente per assioma, radioso.
Chiunque, nella forsennata rincorsa, ponga un qualsiasi dubbio o, peggio, un’obiezione è descritto come un avvizzito contenitore di idee stantie, legato ai vecchi concetti del secolo scorso: insomma un arnese del passato.

E qui subentra l’uso temerario del concetto di tempo.

Già, perché ispezionando con attenzione le celebri riforme del governo renzista, si scopre che il modello di riferimento a cui si mira è, di fatto, un passato ancora più ancestrale di quello di cui vengono accusati gli oppositori, gufi e rosiconi ovviamente.

Prendiamo la riforma del lavoro: se rendi possibile il licenziamento aleatorio senza possibilità di reintegro, il demansionamento dei lavoratori e (notizia fresca fresca) l’annullamento dei contratti collettivi nazionali, il modello di riferimento è quasi pre novecentesco.
Oppure la riforma della sanità: se tagli la possibilità di fare esami potenzialmente inutili (poi ci spiegheranno come si fa a capire se sono inutili prima di farli), il risultato è che si può curare solo chi ha i soldi per farlo, nel privato. Un modello moderno, non c’è che dire.
Lasciando perdere la riforma della scuola o quella della costituzione: come direbbe puffo quattrocchi “che è meglio”.

Tirando le somme, quindi, il famoso balzo in avanti verso un meraviglioso futuro sembra assomigliare pericolosamente a un tuffo carpiato nel fosco trapassato. E il cambiamento effettivamente è in atto, ma è per raggiungere il passato remoto, non l’avvenire.

Un po’ come se nel primo ‘Ritorno al Futuro’ Marty dicesse: “Ma chi me lo fa fare di tornare nei retrogradi anni ’50 e farmi poi altri due film? Andiamo direttamente nel vecchio west e in un’oretta e mezza abbiamo finito”.

Detto tutto questo, e per davvero, cosa succederà?

Non avendo magiche sfere di cristallo nessuno lo può sapere con esattezza.
Però quel che sembra è che qualunque cosa possa avvenire, accadrà l’altroieri.

meditato da Mr SeeRed
08-10-2015

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