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Approssinazione

divieto-ambiguo

Pizza, spaghetti e mandolino.

E’ la triade dello stereotipo più celebre che contraddistingue il nostro paese.
Ma, per quanto spesso assai azzeccata, non considera una caratteristica macroscopica dell’italianità emersa con prepotenza nelle ultime decadi: l’approssimazione.

Che non è quella matematica, ovvero la stima per abbondanza o per difetto di un dato di cui si ignora l’esattezza, bensì quel coagulo di superficialità e pressapochismo che qualifica l’atteggiamento medio delle persone riguardo al loro agire nella società.
Non si pretende certo di generalizzare troppo il discorso sostenendo che la totalità dei cittadini sia così grossolana, ma è innegabile che ci sia una tendenza in questo senso.
E’ una specie di processo involutivo: da nazione ad aprrossiNazione.

Lo si vede quasi quotidianamente nell’ambito della res publica: partendo dai politici di primissimo piano che dissertano allegramente di cifre che cambiano di ora in ora, o di vasti progetti di riforme pronti per essere smentiti dopo l’annuncio, giù fino a quei comandanti della marina civile che affondano la propria nave per stupida faciloneria e reagiscono con un pittoresco “vabbuò”.

Ma lo si percepisce distintamente anche in quel putrido immondezzaio che è il mercato del lavoro odierno: traboccante di proposte che propongono il niente e di offerte che offrono il nulla. Si richiedono sempiterne doti di capacità ed esperienza in cambio di una vaghezza pervicace su contenuti e compensi. Del resto, con questa crisi, se vuoi un lavoro non puoi pensare di pretendere anche uno stipendio.

E lo stesso funziona nella giungla del lavoro indipendente: ci si accorda sempre vagamente su un progetto su cui ovviamente non c’è molto “budjet”, le richieste in corso d’opera si infittiscono vertiginosamente e la retribuzione, rigorosamente da incassare ben oltre il termine della fine del lavoro, assurge lentamente al rango di miraggio.

Attenzione però che non si sta parlando della chimera del merito di cui in queste pagine si è già avuto modo di sottolineare la potenziale subdola perfidia. Si cerca invece di porre l’accento sul fatto che un paese che procede di approssimazione in approssimazione in quasi ogni contesto sociale, non può che finire per essere drammaticamente come il nostro.

Naturalmente non si crede che all’improvviso la società intera possa cambiare e che, per stare nello stereotipo, si passi dall’arrangione italico direttamente al pignolo elvetico, però si confida nella capacità di ognuno di migliorare le proprie pratiche quotidiane.

Il che, tradotto, potrebbe voler semplicemente dire cercare di aderire per quanto possibile a questa banale regola: dire quello che si pensa e fare quel che si dice.

meditato da Mr SeeRed
22-03-2014

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