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Buoni propositi a sproposito

propositi-sproposito

Con l’inizio dell’anno nuovo è consuetudine vaneggiare di lodevoli intendimenti, puntualmente irrealizzati, chiamati con ignara ironia “buoni propositi”.

Eccone una sfavillante girandola.

Smettere di credere a una svolta e limitarsi a un lento slalom.

Sforzarsi di non sviluppare un’orchite intellettuale tutte le volte che ci si imbatte in espressioni quali “orlo del baratro”, “il popolo del web”, “trovare la quadra”, “boom”, “tam tam della rete”.

Abbandonare l’idea che non si può fare una trasmissione televisiva su qualsivoglia fenomeno artistico: si può, basta chiamarla talent show.

Non stupirsi più della sempiterna vocazione al suicidio della politica.

Stupirsi ancora della pervicacia suicida di tanti elettori.

Continuare a ricordare che la stabilità lavorativa, economica, sociale la si trova in un unico luogo al mondo: nell’urna. E non quella elettorale.

Abbozzare un sorriso quando ti viene detto “non siamo in grado di garantirle un proseguimento della collaborazione”.

Allargare il sorriso in una risata quando si arriva al punto “comunque le faremo sapere”.

Tenere sempre a mente che la luce che in troppi annunciano di vedere alla fine del tunnel è un abile trompe-l’oeil disegnato su un muro.

Avere coscienza di voler restare pessimista per non dare per scontato le buone notizie.

Volersi ammalare saltuariamente di ottimismo per non subire il fatalismo delle brutte notizie.

Ricordare che tra un anno ci sarà un nuovo anno, con il suo inevitabile corollario di buone immaginarie intenzioni.

“Il capodanno è il momento per fare i vostri buoni propositi. La settimana successiva potrete cominciare a piastrellarci la strada per l’inferno, come al solito.”

[Mark Twain]

meditato da Mr SeeRed
03-01-2014

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