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Cantastor(i)enzi

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E così è già passato un anno.
Come vola il tempo quando si governa eh?

Eppure sembra ieri che il giovane ex-sindaco fiorentino iniziava la sua scalata personale all’olimpo politico, passando, in una manciata di settimane, da sherpa rottamante del partito a capo-cordata del medesimo e infine ad alpinista solitario alla presidenza del consiglio dei ministri.
E mentre il paese si scopriva essere (quasi all’unisono e senza troppo stupore) più renziano di lui, il nostro fedro toscano già favoleggiava del suo governo come di un mirabile percorso che, tra epocali riforme, ci avrebbe portato velocemente nel luminoso futuro.

Dopo oltre 365 giorni la favola renziana è ancora intatta, seppur meno luccicante e un tantino più ammaccata, dato che la realtà ha cercato insistentemente ma inutilmente di impensierirla.
Scandalo Expo, Mose, Mafia Capitale hanno rabbuiato per qualche momento la fluidità del racconto radioso del caro leader, ma si è trattato solo di qualche sbandamento estemporaneo: lo spettacolo deve continuare, è il pubblico che lo vuole.
E del resto come biasimarlo? Tra la cupezza del reale e il fascino liberatorio dell’immaginazione non può esserci gara: vincerà sempre e comunque l’incantevole mondo della fantasia.

Quello che semmai stupisce è che ogni favola che conquisti il cuore e le menti della cittadinanza a intervalli regolari ormai da decenni sia totalmente priva di una qualunque morale. Si percepisce con stridore che ciò che manca, e di cui si sentirebbe un po’ il bisogno, è quella vista edificante alla conclusione della storia.
Niente precetti etici o necessariamente moralistici, basterebbe quella sensazione di aver appreso un qualche cosa dal racconto, un insegnamento alla fine della favola.

Giusto per evitare di passare dall’una all’altra continuando ad abboccare allo stesso modo.
Che il menestrello cantastorie almeno si sforzi di cambiare l’esca.

meditato da Mr SeeRed
23-02-2015

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