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Casinò finanziario

I veri protagonisti dell’estate degli ultimi anni sono i Mercati.
La loro residenza preferita è nei moderni templi dove si svolge la quotidiana liturgia della sacra finanza: le borse.
Luoghi strani, il cui funzionamento appare astruso e un po’ oscuro.

La mia impressione di inesperto (ma credo non solo la mia) è però che il loro meccanismo di fondo sia in maniera preoccupante molto simile a quello dei casinò e che la compravendita di azioni, cedole, buoni del tesoro sia nient’altro che l’antico gioco d’azzardo.

Traggo dall’articolo 721 del codice di diritto penale italiano: ”sono giuochi d’azzardo quelli nei quali ricorre il fine di lucro e la vincita o la perdita è interamente o quasi interamente aleatoria”.
Dunque, nel caso delle borse il requisito del fine di lucro mi sembra evidente e dichiarato. L’incertezza dell’esito e la sua indipendenza pressoché totale dall’abilità del giocatore è forse più sottile, ma mi sembra ugualmente calzante.
Del resto è proprio da qui che discende la celebre espressione “giocare in borsa”.

Con una differenza capitale.

Al casinò un giocatore quando perde, paga di tasca sua se può, oppure si indebita. Ovvero le conseguenze delle proprie azioni rimangono circoscritte alla sfera privata (o al più familiare).
Nelle borse invece le perdite di coloro che giocano si riflettono inesorabilmente su tutta la cittadinanza. Anche e soprattutto su chi al gioco non ha partecipato.
E’ un po’ come se un giocatore perdesse al casinò 100.000 euro e uscisse per strada a dividere la sua perdita con i passanti che incrocia, chiedendogli dei soldi.

Lo so cosa state pensando ed è un’obiezione ragionevole.

Le giocate in borsa si ripercuotono sulla popolazione perché è lo stato che, tramite i suoi buoni e cedole, partecipa al gioco. E lo stato siamo noi.

Perfetto. Ma chi ha deciso di “giocare” ha mai chiesto democraticamente agli altri se si era d’accordo?
Perché altrimenti la sensazione è che mi stai obbligando con una pistola puntata ad entrare in un casinò e scommettere i miei soldi. Anzi i soldi di tutti i cittadini.

Probabilmente amministrare il bene comune di popoli e nazioni (impresa tutt’altro che semplice) non significa precisamente comportarsi in questa maniera.

Per le borse, come per i casinò, valgono infatti le parole che Martin Scorsese fa dire a De Niro nell’omonimo film:
“In un casinò, la regola principale è di continuare a far giocare i clienti, e di farli tornare il giorno dopo. Più giocano e più perdono.”

meditato da Mr SeeRed
29-07-2012

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