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Champagne elettorale

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Eccoci qui, a meno di un mese dalla spumeggiante sagra del voto popolare, a domandarci ancora una volta: che fare?

Già perché, come si dice, l’offerta politica (ma che espressione è? Quanti punti fragola ci danno quando votiamo?) è variegata.
E la champagne elettorale è satura di bollicine vecchie e nuove. Ma con quale gusto?

Di seguito un piccolo compendio dei principali fenotipi dell’homo italicus elettoralis.

C’è quello che vuole il Nord Libero e, tra un elmo cornuto e ramazze, si affida dopo più di vent’anni alla stessa congrega di arraffoni padani.

C’è quello che vuole la Rivoluzione Liberale, l’aspetta dal 1994 e continua a credere all’unto dal signore, unico tra tutti che lo proteggerà dal pericolo comunista.

C’è quello che vuole il Cambiamento e, per attuarlo, sceglie coloro che un tempo si dicevano comunisti, poi solo di sinistra, poi solo democratici, poi boh.

C’è quello che vuole le Riforme e, sillogisticamente, delega il compito a un tecnico mai super partes, con il suo seguito di anziani nostalgici di centro ed ex missini, ripuliti però sulla via democratica di damasco.

C’è quello che vuole la Rivoluzione Civile e si aggrappa a un ex super poliziotto che ha imbarcato una flotta di residuati politici di alterna estrazione, reclutati al discount dell’usato.

C’è quello che vuole il Reset e, mai sfiorato dal dubbio, segue le orme del mastro capocomico: oltranzisti per principio né a destra, né a sinistra, né in alto, né in basso, né avanti, né indietro.

C’è quello che “Non in mio nome” che si rifiuta di partecipare alla democrazia, avvallandone qualunque vincitore.

E infine c’è quello che in tutto questo guazzabuglio fatica a ritrovare un senso di orientamento, come il sottoscritto.

Di una sola cosa sono sicuro: mai come questa volta posso dire che il voto mi svuota.

E che, dopo altre settimane di trangugiata e obbligatoria champagne elettorale, non vedo l’ora di tornare a bere un po’ di barbera.

meditato da Mr SeeRed
01-02-2013

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