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Collestar: cosmesi quirinale

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E così il bipresidente della repubblica si è dimesso.
Per la seconda volta.

C’è chi dice che ha abdicato al trono, qualcuno che ha rinunciato con lungimiranza al colle, qualcun altro che si è pensionato a ben 90 anni, irridendo quindi i piagnistei di tutti quei lavoratori puntigliosi e gufi che insistono a volerci andare prima dei 70.

Sia come sia, le rughe istituzionali della più alta carica dello stato erano ormai evidenti a tutti, anche attraverso la spessa coltre di trucco e parrucco che i media nazionali dispensano sempre con zelo verso il potere.

Ora comunque la questione si sposta inevitabilmente sulla delicata procedura della successione quirinalizia.

Per profondo rispetto all’igiene mentale di ognuno, mi sentirei di sconsigliare qualunque riflessione riguardo il tal nome o il tal altro. Soprattutto tenendo conto che quelli che circolano in questi giorni sono quasi tutti da brivido e non intendo certo di piacere.

Se però vi appassionasse il tema o se foste fans accaniti delle vicende di palazzo, il mio suggerimento sarebbe quello di scommetterci sopra con amici che abbiano il vostro stesso malsano entusiasmo, cercando di abboccare con moderazione ad ogni voce diffusa in tal senso nei prossimi giorni.

Qui invece non si intende categoricamente fare toto nomi, rose di nomi, liste di nomi, ipotesi di nomi, o qualunque altra cosa che li riguardi (uomo o donna, politico o tecnico, anziano o meno anziano e via dicendo).
Ci si pone solo qualche interrogativo più generale.
Per esempio: ma se il parlamento che due anni fa implorò il precedente presidente di bissare è identico all’attuale e nel frattempo, nella sostanza politica, poco è cambiato (per intenderci dalle larghe intese alle larghe intese); cos’è che precisamente ci si aspetta di vedere?
Oppure, si crede davvero che un nuovo inquilino al quirinale possa dar voce e concretezza effettiva a quella richiesta di reale cambiamento che pur arrivò dalle urne un biennio fa?
O ancora: qual è la probabilità che una maggioranza parlamentare di larghe intese elegga un presidente contrario alle suddette?

Non avendo risposte oracolari a queste ed altre domande ci si accontenta di brancolare nel dubbio, ma, da pragmatici “maniavantisti” quali siamo, con un ragionevole timore: che ancora una volta si possa trattare di un’operazione di cosmesi istituzionale che salverà l’apparenza, ma non intaccherà alcunché della sostanza.

Staremo a vedere.
Perché, parafrasando una vecchia réclame in linea con l’attuale giovane premier: “Collestar: io guardo al risultato!”

meditato da Mr SeeRed
16-01-2015

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