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Confritto sociale

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Dopo tutto, una bugia cos’è? Nient’altro che la verità in maschera.”
George Gordon ByronDon Giovanni

Qual è quella tecnica culinaria che permette di occultare abilmente la sgradevolezza di una pietanza?
La risposta è dorata e croccante: la frittura.
Uno strategico travestimento grazie al quale la vivanda in questione diviene piacevole ai sensi, gustosa al palato e squisitamente fasulla.

Un meccanismo analogo avviene da diversi anni nel contesto delle nostre società, in cui, con un’incessante propaganda, il soggetto dell’operazione di camuffamento è il conflitto sociale.

Lungi dall’essere tramontato e sepolto, come qualcuno vorrebbe continuare a far credere, è al contrario ben vivo e vegeto tra di noi. Certo, poiché per coloro i quali detengono il potere risulta particolarmente pernicioso, è ammantato da una doratura fragrante che ne stravolge il contenuto stesso e aiuta a presentarlo al pubblico in maniera più blanda e assai più appetibile: diciamo un confritto sociale.

In che modo accade?

Ma è semplice: sostituendo i poli originali del conflitto stesso con altri più convenienti.

Si passa quindi dalla naturale, e tutto sommato benefica, contrapposizione sociale tra facoltosi e bisognosi, a quella, venefica, tra precari e pensionati, o tra disoccupati e migranti, o ancora tra giovani e vecchi.

E’, per usare il lessico comune dell’uomo della strada, la famigerata guerra tra poveri.

In questo modo si appiattisce l’intrinseca geometria verticale del conflitto sociale (tra vertice e base della piramide) in uno spazio geometricamente orizzontale (tra vicini di miseria sul fondo della piramide stessa).

Il risultato conseguente è che mentre i poveri si sbranano per un tozzo di pane sempre più piccolo, lassù al vertice l’élite che comanda non è mai impensierita da un qualche tipo di sostanziale rimostranza.

Ora, poiché la frittura sarà anche saporita ma alla lunga piuttosto indigesta, sarebbe forse il caso di far calare infine questa mascherata e riuscire a guardare in faccia la realtà con un po’ di onestà.

E capire che, se si deve protestare, è bene farlo verso coloro i quali hanno tutto il vantaggio nel continuare a mantenere questa situazione sociale,

Forse allora è bene cambiare alimentazione, perché chi mangia il fritto nel conflitto resta sconfitto.

meditato da Mr SeeRed
21-05-2015

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