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Crisi olimpionica

Conclusa la parentesi olimpica estiva, con il suo implacabile corollario di bulimia mediatica, si possono fare, guardando il medagliere finale, alcune semplici considerazioni.

La Giamaica, alla faccia del pil, è la nazione che corre più veloce di tutte.

La Cina domina nel badminton per mantenere il mito ormai scricchiolante di “volano” dell’economia globale.

La Gran Bretagna si impone nel ciclismo su pista, confermando che la finanza, in Europa, gira tutta intorno a lei.

La Germania galleggia bene sulla canoa, ma con il suo rigore di sempre non entusiasma.

Anche la Francia si muove bene in acqua (nuoto e canoa), ma come solidità appare in affanno e a rischio di affondare.

La Russia, tristemente abituata all’uomo forte al comando, primeggia nella lotta.

Gli Stati Uniti dilagano nel nuoto, così come nella speculazione finanziaria mondiale.

La Corea del sud, dopo la crisi asiatica di fine anni ’90, sembra più resistente e con l’arco fa impallidire perfino Legolas.

E l’Italia?

Beh, diciamola così: l’Italia in termini di lavoro, diritti, legalità, economia e politica arranca paurosamente, ma in fatto di cappa e spada non è seconda nemmeno a zorro.

Ah, un piccolo post scriptum interrogativo.
Ma se in coincidenza con l’evento sportivo planetario si fosse seguito il principio di “tregua olimpica” e quindi chiuso le borse di tutto il mondo per un mesetto, ci avrebbe fatto così male?

meditato da Mr SeeRed
13-08-2012

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