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Del fare

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Se è vero che solo chi non fa niente non sbaglia mai, è altrettanto vero che chi non pensa a quello che fa ha già sbagliato prima ancora di iniziare.

Se ne ha conferma quasi quotidiana osservando, con qualche scampolo di lucidità, la squisita e sempre ilare situazione politichese nostrana.

Una realtà inoppugnabilmente stagnante in cui si è radicata, in maniera curiosamente paradossale, una mentalità che ha un qualcosa dell’archetipo mitologico: la filosofia del fare.

Da diverso tempo infatti siamo letteralmente shakerati nella chiassosa e inquietante onda anomala del fare: “uomini del fare”, che vogliono “governi del fare”, che attuino una “politica del fare”, costituita da “decreti del fare”, grazie ai quali i futuri “giovani del fare” saranno occupati in un “lavoro del fare” che probabilmente non sapranno fare, ma grazie al quale diverranno a loro volta “uomini del fare”.

Naturalmente mentre la cacofonia del fare impazza, la situazione del paese rasenta la paralisi da coma vigile, detta comunemente larghe intese. Il che, fatalmente, autoalimenta e autogiustifica il proliferare dei maniaci del fare.

E’ evidente a chiunque che il pantano dell’immobilismo politico, che in queste pagine è stato sottolineato altre volte (ad esempio qui e qui), non è certo un obiettivo cui tendere, né uno status quo da difendere, ma ci si chiede: questa meravigliosa filosofia del fare non sembra un po’ troppo fine a sé stessa? Ovvero un fare qualcosa, una qualunque cosa, non importa neanche cosa, purché si faccia?

Il dubbio è quantomeno fondato e trova dimostrazione empirica nella stringente attualità.

E’ fenomeno degli ultimissimi giorni l’incontro tra l’esordiente, giovane, spavaldo segretario del maggior partito di centro-sinistra con il veterano, vetusto, nonché pregiudicato padrone del principale partito di centro-destra: due autentici “uomini del fare”. I quali per l’appunto, in un paio d’ore e in un colpo solo, si accordano sulla nuova legge elettorale, sulle riforme costituzionali e addirittura sulla nuova architettura istituzionale dello stato.

Che fare?

Almeno due considerazioni che valgono sia per il caso particolare, sia per la filosofia del fare in generale.

Prima di fare qualsiasi cosa è bene riflettere attentamente sul perché si vuole farla.
Poi bisognerebbe stare molto attenti anche sul come la si fa: perché non è il fine che giustifica i mezzi, ma sono i mezzi a qualificare il fine.

meditato da Mr SeeRed
22-01-2014

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