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Democristiani dentro

necessitas

Il governo di larghe intese, partorito con fatica a due mesi dalle elezioni e dopo il vietnam parlamentare del centrosinistra, ha quell’inconfondibile olezzo denso di incenso.

Non si sentiva così forte da diverso tempo, tant’è che più d’uno aveva pensato che quell’odore fosse ormai solo un lontano ricordo. E invece eccolo lì, di nuovo presente, pungente e assai persistente: è quell’afrore tipico del clero politico di sempre e d’improvviso è di nuovo democrazia cristiana.

Ma attenzione: non è una legione di chierichetti che “a volte ritornano”, come nei racconti di Stephen King. Piuttosto è un plotone di quelli che benpensano.

Inoltre non se ne erano mai davvero andati. Semplicemente avevano fatto una delle cose che riesce loro meglio: mimetizzarsi, promiscui, nel sottobosco di altri partiti più o meno grandi, più o meno moderati, più o meno plurali.

Finalmente però è giunto il momento di tornare alla luce del sole e ricominciare ad officiare le tipiche messe cantate di armonia, pacificazione, accordo, compromesso e concordia.

Con il beneplacito festoso delle altre forze politiche, del Presidente della Repubblica, di gran parte degli opinionisti mainstream e, naturalmente, del Vaticano.

Si attende perciò con viva attenzione la proclamazione ufficiale della risorta compagine di democristiani sotto il nuovo simbolo: uno scudo crociato, perché le tradizioni sono importanti, però a questo giro capovolto.
Giusto per ricordare visivamente la forma della supposta che, necessariamente, ci somministreranno.

Insomma la seconda repubblica finisce con un tuffo carpiato verso la prima: moriremo democristiani? Peggio, vivremo democristiani.

meditato da Mr PinkElephants
07-05-2013

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