SEGUI IL DISAGIO SU:

informativa cookie e privacy

home > prevale l'attuale >

Europa saganaki

europa-saganaki

Con il caldo dell’estate divampa prepotente il disagio sotto i cieli d’Europa.

Un’unione di stati raggomitolata su sé stessa, infiacchita dalla quasi decennale crisi economica e apaticamente impigrita rispetto quegli ideali di pace, democrazia e solidarietà di cui si fa vanto di essere progenitrice.

Niente di nuovo, per carità, ma la sensazione di occasione perduta, con l’ennesimo guazzabuglio sull’affaire Grecia, è fragorosa.

Capita infatti che uno stato dall’incidenza economica quasi irrilevante nel continente, e già provato da un estenuante percorso di “riforme indotte” che ha diffuso solamente maggiore povertà nel paese, venga ulteriormente messo alla berlina come parassita dell’intera comunità. Un atteggiamento prima di tutto ottuso oltre che dal nauseabondo puzzo xenofobo.

Infatti, se ascoltaste oltre questa mefitica coltre di propaganda, sentireste arrivare in lontananza dalle terre elleniche il comprensibile lamento rebetiko verso questa tracotante Europa.

Ora, al netto delle possibili polemiche sui dati economici, il debito pubblico, le ricette di austerity e qualsivoglia analisi frigidamente numerica della situazione (nelle quali non mi avventuro per manifesta ignoranza e personale igiene mentale), quello che emerge dalle reazioni sul referendum legittimamente indetto domenica in Grecia è un quadro desolante: pennellate di arrogante sicumera su una tela di ruvido egoismo.
Difficilmente ne verrà fuori un Caravaggio, ma neppure un Van Gogh pare all’orizzonte.

Ecco allora che l’idea stessa di unione europea ne esce completamente sfibrata, persa dietro i particolarismi nazionali, incapace di una visione complessiva fondata sul miglioramento e il benessere delle sue popolazioni.

E’ un po’ come se, nella preparazione di una lunga ed elaborata portata culinaria, i numerosi ingredienti della ricetta, invece di amalgamarsi ed equilibrarsi tra loro nella cottura, fossero vicendevolmente in lotta: quelli più forti e speziati contro quelli più deboli e delicati. Non capendo che la bontà del risultato dipende dall’indispensabilità di ognuno di loro.

E poiché, citando Michel Bourdin, “cucinare è un modo di dare”, gli stati europei prima di chiedersi l’un l’altro di ‘fare i compiti a casa‘ (idea opinabile oltre che espressione orrenda), dovrebbero aiutare veramente chi quei maledetti compiti ha difficoltà a farli e, forse, anche capire che quegli stessi compiti potrebbero essere sbagliati.

Perché, se si vuole, è possibile trasformare l’indigesto guazzabuglio in saporito guazzetto: un’Europa saganaki.

meditato da Mr SeeRed
03-07-2015

Vuoi lasciare un commento? Scrivilo sul "Muro del Disagio"

CERCA NEL DISAGIO: