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Europanic room

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Ci siamo. Mancano pochi giorni alla contesa elettorale europea e, mai come ora, si è pervasi da un malessere strisciante, degno dirimpettaio del disagio: la svogliatezza.

Già, perché negli ultimi mesi non solo si è parlato poco e male dei temi europei (a parte la banalità, peraltro sacrosanta, del “basta austerity” che accomuna un po’ tutti, anche quelli che l’anno scorso erano per il “molta austerity”), ma si è lasciato a intendere che la scelta degli elettori sarà importante soprattutto per gli equilibri della politica nostrana: il governo, la maggioranza, le “riforme” e via dicendo.

Il che è una conseguenza lapalissiana, ma visto che si vota per il parlamento europeo ci si aspettava qualche approfondimento in più sui temi del nostro continente. E non certo i vanagloriosi spot in onda sulle reti pubbliche e private che, sotto il retorico slogan “di Europa si deve parlare”, in realtà aggiungono il nulla al niente.

Il risultato è una diffusa e comprensibile, per quanto non giustificata, apatia verso l’espressione democratica del voto e la rappresentanza popolare in Europa.

Forse dettata anche dal fatto che in questi plurimi anni di crisi le istituzioni europee hanno lasciato molto a desiderare e appaiono oggi, al cittadino medio, come un inespugnabile fortino: una sorta di panic room nella quale si sono rintanati i rappresentanti dei paesi comunitari, intimoriti da tutto quello che dall’esterno può arrivare, compresa l’opinione dei loro stessi concittadini.

Tuttavia, nonostante sia grande lo scoramento sotto i cieli europei, suggerisco sommessamente di non sprecare la possibilità di dire la propria e, ingoiando il consueto malumore, andare comunque al nostro rispettivo seggio.

Lo so è difficile, ma pensate che per poterlo fare io ho anche dovuto rifare la tessera elettorale, dato che avevo esaurito i bollini su quella vecchia (e non mi hanno neppure dato una pentola in omaggio).

E se recandovi a espletare il difficile dovere civico vi sentirete comprensibilmente in impaccio, fate come me che terrò in tasca la mia nuova fiammante tessera elettorale e in testa, canticchiando, questo confortante motivetto.

meditato da Mr SeeRed
20-05-2014

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