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Europavelas

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Chi ha detto che le telenovelas sono morte?

Quella più in auge negli ultimi anni, almeno in questa parte di mondo, si intitola Unione Europea.
Le sue puntate si trascinano dinoccolate durante tutto il corso dell’anno, ma le vere svolte narrative della saga avvengono quasi sempre in concomitanza con l’arrivo dell’estate.

Ricordate?

L’anno scorso era la volta dell’affascinante e mediterranea Grecia: dopo una convivenza a tratti tumultuosa pareva decisa a rompere il suo intenso legame con Europa perché accusata da quest’ultima di aver mentito sul loro rapporto e, soprattutto, di avere inguaribilmente le tasche bucate.

Da parte sua invece il tentativo di fuga era motivato dal fatto che Europa sembrava quasi voler rinnegare la fisicità stessa del loro rapporto, concedendole per le proprie spese solo pochi spiccioli, come fossero elemosina, ma a carissimo prezzo.

Insomma volarono minacce e improperi da ambo le parti e, dopo qualche giravolta ad effetto per non annoiare troppo gli spettatori, la bella tornò sui suoi passi e l’amore sembrò trionfare, seppur sulle note un po’ sbilenche di un lamento rebetiko.
Forse perché, se di amore si parla, è, come dire, un amore un po’ torbido: improntato decisamente al sadomaso.

Quest’anno invece il coup de théâtre coinvolge il più algido e azzimato Regno Unito.

Mai stato a dir la verità particolarmente passionale, il suo rapporto con Europa era sempre stato improntato al non detto, al ci sono ma non ci sono, al ci vediamo quando ci vediamo.
Ogni tanto ne discutevano, della qualità del loro legame, ma sempre con quell’aria un po’ vaga e indifferente che rivelava un qual certo malcelato distacco.

Tant’è che al loro ultimo incontro il Regno Unito disse che, nonostante tutti i buoni propositi, aveva bisogno di tempo per riflettere e prendere una decisione sul futuro.
Europa ci rimase un po’ male, ma in fondo non si preoccupava troppo perché pensava si trattasse della solita scaramuccia e acconsentì di buon grado a questa pausa di riflessione.

Finché, in un giorno di prima estate, accadde.

Si erano dati, per l’occasione, un appuntamento preciso e non di sotterfugio come al solito. Europa, arrivata in anticipo, aspettava come sempre con quella sua aria un po’ civettuola, ma la piccola goccia di sudore che le imperlava una tempia rivelava un nervosismo poco consueto.
All’ora prestabilita comparve all’orizzonte la ben conosciuta sagoma del Regno Unito, inconfondibile con quella sua scura bombetta, l’impeccabile smoking e l’immarcescibile ombrello nella mano.

Arrivato di fronte ad Europa disse una sola parola: leave.

E scagliò via l’ombrello, si tolse la bombetta che rivelò non la consueta capigliatura brizzolata, bensì una folta chioma rosa shocking con venature color pistacchio.
Europa rimase interdetta e senza fiato, al che lui si strappò lo smoking e rimase con dei jeans trasandati e tutti strappati e una canottiera sudicia con una scritta cremisi: no future.
Si allontanò all’improvviso zigzagando furiosamente, mentre nell’aria si allargavano potenti le note di questa canzone.

Dissolvenza a nero.
Fine della puntata.

Non perdiamoci le prossime.

meditato da Mr SeeRed
29-06-2016

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