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Expochade

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Eccola lì “l’occasione straordinaria per un nuovo sviluppo”, o “il cuore della ripresa del paese”, o ancora “il successo del riscatto italiano” o se si preferisce il sempiterno “volano per la crescita”.

Eh già: si parla proprio di quell’expo 2015 che solo pochi giorni fa campeggiava sulle prime pagine di tutti i quotidiani nazionali. Ma stavolta non furoreggiava l’ottimismo della speranza e l’orgoglio del patriota, bensì lo sgomento per sette arresti di alti funzionari ai vertici organizzativi della futura esposizione internazionale di Milano.

Uno sbigottimento, occorre dirlo, ampiamente fuori contesto, dato che negli ultimi sei anni molte voci critiche si erano alzate sulle incapacità gestionali, sulle immancabili infiltrazioni della criminalità organizzata e sulla generale faciloneria di una disorganizzazione che andava continuamente perdendo pezzi.

Lo stupore dei cittadini, semmai, sta nello scoprire che i protagonisti della cupola di corruttele scoperti dalla magistratura sono vecchie conoscenze, addirittura dai tempi di tangentopoli, giusto giusto una ventina di anni fa.
E d’altronde, come si dice, le vecchie abitudini sono dure a morire. Soprattutto se si frequentano sempre le stesse persone che delinquono sempre allo stesso modo.

E’ proprio vero che il senso del tragico, con la sua innata dose di responsabilità, non fa parte delle corde sentimentali del nostro paese.
Viceversa è tutta nostrana la capacità di far scivolare ogni elemento di drammaticità del presente nello stagno rancido della farsa.

Per questo troverei tutt’altro che inverosimile se l’attuale sbruffone presidente del consiglio annunciasse, con un cappello colorato di carta in testa e la trombetta carnevalesca in mano, che non se ne fa più nulla di questa pagliacciata dell’expo: “Suvvia, si è solo scherzato un poco”.

Sarebbe forse l’unica cosa sincera da dire e, senza dubbio, il finale adeguato per questa pochade.

meditato da Mr SeeRed
10-05-2014

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