SEGUI IL DISAGIO SU:

informativa cookie e privacy

home > prevale l'attuale >

Fame di fama

famedifama

Non saprei dire con esattezza come e quando è accaduto. Ma è successo.

E’ diventato il mantra indiscusso della società, il fine ultimo di ogni ambizione, il risultato massimo di ogni individuo, la sola e unica fonte di benessere e felicità.

Cosa? Ma il successo, naturalmente.

Una chimera pressoché irraggiungibile che dia però un senso alla vacuità della propria esistenza e perciò, a maggior ragione, anelata.

Il risultato è una corsa forsennata a diventare qualcuno nella speranza di smettere di essere nessuno: una grottesca competizione nel tentativo fallace di realizzare e, anzi, amplificare all’infinito la ben nota profezia di Andy Warhol sui 15 minuti di celebrità.

Di qui discende, con una duplice matrice di causa e contemporaneamente di effetto, il proliferare dei reality televisivi. Un autentico ossimoro espressivo dato che la televisione è, di per sé, la definizione stessa di finzione e che in quelle trasmissioni, di reale, non c’è praticamente nulla, se non la credulità dei partecipanti e di una bella fetta di spettatori.

Ma discende anche la smania incontrollabile di protagonismo che affligge come un morbo le persone più disparate: dal giovane studente all’impiegato di mezza età, dal disoccupato all’anziano in pensione, dall’operaio metalmeccanico al manager finanziario.
Pare che improvvisamente tutti scoprano i loro talenti nascosti e che necessitino di mostrarli al mondo intero per poterne avere in cambio una certificazione di notorietà.
Perché altrimenti la vita passerà nell’ombra di un anonimato qualunque, mentre è solo sotto le luci dei riflettori che ci si potrà pienamente realizzare.

Ora, qui non s’intende certo fare un elogio della mediocrità, né accusare di intrinseca pericolosità l’ambizione stessa che, se equilibrata, è invece la principale spinta che indirizza le persone verso le proprie aspirazioni.

Quello che però appare onestamente deplorevole è che, in questa vorace rincorsa alla fama a tutti i costi, scompaiano non solo i valori stessi del vivere comune (solidarietà, tolleranza, collaborazione), ma addirittura le possibilità di un’alternativa per il raggiungimento della serenità.

In altre parole: siamo davvero sicuri che il successo ci renderà automaticamente felici?

meditato da Mr SeeRed
02-11-2013

Vuoi lasciare un commento? Scrivilo sul "Muro del Disagio"

CERCA NEL DISAGIO: