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I QUATTROMILA CANTONI

4000cantoni

C’è, in Europa, un paese fatto di cantoni.
La Svizzera?
No.

E’ un paese di alte e nevose montagne e di spettacolari spiagge assolate. Un paese intriso di cultura, di arte, di bellezza. Patria di pensatori, filosofi, intellettuali, poeti. Di scrittori, artisti, scienziati, artigiani.
E di una classe dirigente anziana e inamovibile.

E’ il nostro paese.

Incanutito e ricurvo su sé stesso da una manciata di decenni è gestito dalle stesse attempate persone che si autoperpetuano al potere, beffando di continuo la carta costituzionale in cui si dichiara che la sovranità appartiene al popolo. Che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione, certo.
Solo che il limite suddetto sono diventati loro: personificazione vivente delle uniche forme che il potere può avere e consentire.

Che il paese sia vecchio è un dato di fatto anagrafico. Che sia zeppo di problemi piccoli e grandi di non facile soluzione è altrettanto evidente.
Ma l’alterigia e la pervicacia con cui si è fossilizzata questa classe dirigente rimane stupefacente.

E allora i cantoni del paese non sono quelli geografici amministrativi, bensì le poltrone di comando da cui si gestisce l’immobilità del potere. E sono come quelli del risaputo gioco infantile: i quattro cantoni. Dove i giocatori devono scambiarsi postazione tra loro senza che quello nel mezzo riesca a subentrare al loro posto.

E indovinate chi è quel giocatore che sta nel mezzo a veder saltare gli altri da un cantone all’altro senza riuscire a partecipare?
Siamo noi cittadini.

Li osserviamo inermi mentre passano da un carica politica ad un’autorità di controllo, dalla dirigenza di un’azienda a quella di un partito, dall’amministrazione cittadina al quella di una banca. E viceversa.
Senza mai essere in grado di interrompere lo scambio reciproco.

L’unica differenza dal gioco fanciullesco è che qui i cantoni si sono moltiplicati a dismisura e sono migliaia, ma rimangono un circolo chiuso: sempre e solo a disposizione di chi già li occupa.

E’ un po’ come in quell’altro gioco della seggiola, in cui al termine della musica tutti devono cercare di sedersi e perde chi rimane in piedi.
Ecco, i cittadini sono i perdenti: quelli lì che non riescono mai a trovare la sedia per loro.

Ed è perché la sedia, per loro, semplicemente in questo gioco non c’è.

meditato da Mr SeeRed
14-09-2013

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