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Il cittadino nell’era renziana

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I cittadini italiani, uguali in potenza sulla carta costituzionale, ma diversi in essere per il governo e le leggi strabilianti dell’economia.

Breve vademecum contemporaneo all’uscita della legge di stabilità.
Anno 1 d.R. (dopo Renzi), equivalente all’ancestrale datazione prerenziana anno 2014.

Il cittadino-imprenditore avrà meno tasse da pagare.
Il cittadino-semplice avrà più tasse da pagare.

Il cittadino-imprenditore, essendo anche cittadino-semplice, potrà capire, grazie all’ausilio dell’aritmetica, se ci guadagnerà oppure no: basterà sottrarre la cifra che pagherà in meno come cittadino-imprenditore a quella che pagherà in più come cittadino-semplice.
Per il cittadino-semplice sarà invece tutto più facile. Nessun tedioso conto aritmetico, né possibilità di fraintendimenti: basterà pagare di più.
Nella speranza che il cittadino-imprenditore ci guadagni e faccia calare qualche briciola di profitto anche su di lui.

Ma il cittadino-semplice, se è un dipendente e guadagna sotto una certa soglia annuale, ha diritto a un incentivo di detassazione fiscale pari a 80€ al mese in busta paga. In questo caso anche il cittadino-semplice dovrà eseguire un’operazione aritmetica per capire se gli conviene oppure no: sottraendo dalla cifra annuale concessagli il totale delle tasse in più da pagare.

Invece il cittadino-semplice-disoccupato, se e quando troverà lavoro grazie al cittadino-imprenditore, assurgerà alla carica di cittadino-semplice-neo-assunto, con un contratto a tutele progressive che non prevede in partenza la protezione dell’articolo 18, ma permette di essere licenziato prima di raggiungerne l’agognata tutela.

Il cittadino-politico, essendo anche un cittadino-semplice, dovrà pagare di più come tutti, ma essendo un cittadino-politico è lui a decidere quanto guadagna, ricevendo i soldi degli altri cittadini-semplici.
Se poi il cittadino-politico è anche cittadino-imprenditore non deve preoccuparsi di fare alcun conto, poiché è lui stesso a fare le leggi che incentivano il suo guadagno.

E’ il concetto dell’uguaglianza declinato nello spirito renziano secondo cui significa “partire tutti con le stesse opportunità”. Certo, il tutto dipende però da quale classe di cittadinanza parti.

Noi di eguaglianza preferiamo tenere a mente quella dell’articolo 3 della Costituzione e la sua conclusione:

…è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

meditato da Mr SeeRed
18-10-2014

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