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Il girotonto

Non so se avete notato che molti dei nostri brillanti politicanti ci tengono a precisare con virile autorevolezza che la loro candidatura al parlamento è il frutto di un interiore complemento di moto a luogo: scendono in campo, salgono in politica, traslano in un partito, scivolano in un movimento, etc..

Compreso il loro punto d’arrivo, dettato indubbiamente da un imperturbabile slancio amorevole nei confronti della Res Publica, sarebbe però più interessante capire, visto che le colorite espressioni sottendono uno spostamento almeno in senso figurato, da dove minchia partono.
E ce lo si chiede a maggior ragione perché quasi sempre si tratta di persone accampate già da tempo sui pendii delle nostre camere parlamentari.

E’ un po’ come se un tizio che di mestiere guida gli scuolabus convocasse una conferenza stampa per rivelare che, dopo intense elucubrazioni, ha deciso di rendersi utile per la comunità aiutando i bambini ad andare a scuola. E per questo si iscriverà al concorso pubblico indetto per un posto di autista di scuolabus.

Quindi se il luogo di partenza coincide con il luogo di arrivo: ma di quale astruso movimento dissertano?

Ah, forse ho capito.

E’ una specie di girotondo collettivo nel quale loro stanno fermi, inamovibili, al centro (il grande centro..) e siamo noi quelli che gli muliniamo intorno come bravi scolaretti.
Andandoli a ri-ri-ri-votare, s’intende.

Ecco, mi piacerebbe che almeno una parte di noi pazienti alunni che roteano insieme agli altri si fermasse un momento, stufa di questa permanente ricreazione, e, con il voto (ché in fondo siamo democratici..), li mandasse definitivamente dietro alla lavagna.

meditato da Mr SeeRed
09-01-2013

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