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Il nuovo ai tempi del renzismo

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Tutti i vizi, quando sono di moda, passano per virtù. [Molière – Don Giovanni]

Da alcuni mesi, anche se sembrano già dei lustri, si è insinuato nel panorama della politica nostrana un nuovo fibrillante fenotipo, frutto indigesto della dilagante ammirazione per l’attuale presidente del consiglio: è il renzista.

Tifoso a tempo pieno delle mirabolanti doti e della spavalda sicumera del proprio idolo, non è mai sfiorato per principio da quel vetusto simbolo del pensiero critico che comunemente si definisce il senso del dubbio.

Di seguito un breve carrellata ne sintetizza la fenomenologia.

Il renzista è iperdinamico. Anzi, è ipercinetico. Stare in movimento è la sua natura e, pare, il suo unico fine: non importa dove si va e con chi, l’importante è non stare fermi, ché poi magari si corre il rischio di riflettere.

Il renzista è vanitosamente allergico alle altrui opinioni. Essendo unico custode della modernità, tutto il resto odora solo di vecchiume da spazzare via. Di qui l’abitudine a non affrontare nel merito le critiche, ma a bollarle come squallido conservatorismo.

Il renzista è semplicistico, essendo esistenzialmente manicheo: ci sono quelli come lui (proiettati verso il radioso futuro) e dall’altra parte, tutti insieme nello stesso calderone, quelli contro di lui (biechi amanti del passato).

Il renzista è facilmente irritabile da coloro che argomentano posizioni differenti dalle sue. Il fastidio consiste nell’incapacità di comprendere che ci sia qualcuno che non approvi le proprie posizioni.

Il renzista è risoluto con arroganza, perché solo così pensa di essere il presuntuoso protagonista della risoluzione dei problemi del paese.

Il renzista è alfiere della meritocrazia, ma non riconosce a priori l’autorevolezza culturale di chi gli fa una critica. Al contrario la stigmatizza.

Il renzista è provvisto di un linguaggio grezzamente schietto e veloce, perché la ponderatezza anche nel lessico è una perdita di tempo.

Il renzista è ottimista a prescindere perché il futuro è di chi pensa in positivo. Sono gli altri, quelli che il futuro non lo riescono più a vedere, ad essere malmostosi.

Il renzista è povero di idee, ma ricco di perifrasi accattivanti per raccontarle.

Il renzista è refrattario al confronto, ma è un amante della retorica: la sua.

Ora, con una semplice sostituzione del soggetto, non vi sembra che tutto questo spirito spacciato per novità assomigli molto a qualcosa di già visto negli ultimi decenni?

meditato da Mr SeeRed
05-04-2014

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