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La fame e la rete (porcilaia stampata e non)

Voice I, 1963 1a

E’ oramai chiaro, non c’è pace.
Non ho ben capito se è questa società o questo paese che è disturbato sotto ogni punto di vista.
Diciamo che rimango nel mio piccolo e terrò per buono il paese.
E quindi è morto Pino Daniele, soprattutto un grande musicista e non serve che mi ci metta io a parlarne. Visto che, da quando è morto, scopro che tutti sapevano tutto e conoscevano tutto su di lui. Da qui parte il pippotto su quanto fate schifo (e mi sto trattenendo)
Pino Daniele è solo l’ennesimo spunto per additare quanto sia cagna la porcilaia stampata e tg vari al seguito. Non è possibile neanche morire in questo paese che non ci siano fazioni sugli orari di morte, sul pronto soccorso, sui luoghi del funerale, qualsiasi dolore vie messo in bocca ai cani (giornalisti) che poi lo sputano al mercato dei social network. Loro (i social) ci sono sempre, loro lo sanno chi era questo o quell’altro quando muore. Attore, musicista, poeta, politico o nano da giardino. E se non è morto avrà petato in ascensore, sarà caduto in bici, sarà uscito di casa in ciabatte o con una tetta in mano.
Allora il twittomane o il reuccio di Faceboock trova subito la linea comica da marcare. Perché diciamolo, lui lo sa. lui sa sempre come si fa la comicità o la riflessione semiseria. Subito dopo i loro seguaci sono pronti con i “mi piace” e le stelline per sottolineare quanto siano stati arguti e pronti a trattare il tema.
Ed è subito McDonaldizzazione di satira e riflessioni. Tutti ci vogliono essere nella gioia e nel dolore ma con la completa assenza di sincerità.

Forse quei quindici minuti di celebrità di cui parlava Warhol sono quindici al giorno e per alcuni anche quindici all’ora. E alla fine, ogni cosa è saturata

“Sui social d’oggi ci scatarro su” (semi. cit)

meditato da Mr Purple
12-01-2015

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