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La tana del presidente del biancon(s)iglio

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“Presto che è tardi!”.

In quest’ossimoro la summa politica del rampante e dinamico presidente del consiglio.

Anzi, essendo egli un esteta del marketing, potrebbe esserne lo slogan, il brand o, meglio ancora, il tweet fondativo.
Un’esortazione all’azione, al fare, ma soprattutto all’entrare nel mondo delle meraviglie del renzianesimo.

E’ la modernità propagandata nel mito del movimento, equivocato, forse per semplice assonanza, con il ben più nobile cambiamento. Un perpetuo moto di cui non importa né la direzione, né la finalità: l’essenziale è darsi una mossa.
O almeno dare l’impressione di darsela.

E’ così che nei giorni scorsi abbiamo potuto ammirare estasiati i fasti dell’adunanza del renzianesimo proprio lì, nella tana del bianconiglio, dove tutto era iniziato 5 anni fa: la Leopolda.

Truccata quest’anno da garage (che fa molto “startappe ammerigana”..) e traboccante di ministri, imprenditori, finanzieri e in generale di adepti del nuovo credo della modernità.
Tutti presenti ad ossequiare incantati il paladino fondatore della dottrina governativa, teorizzatore del partito (unico) della nazione, nonché incarnazione vivente del nuovo che avanza.

Beh, occorre proprio dirlo, più passa il tempo e più questi renziboys diventano sinistri, vale a dire inquietanti, non certo di sinistra (e nessun pericolo che lo diventino). Sì perché l’adorazione del marajà e del di lui verbo pare ormai ben oltre un eventuale sanabile punto di non ritorno.

MARTY: “Punto di Non Ritorno”? Che cosa vuol dire?
DOC: Questo è il nostro punto di sicurezza, prima di questo punto avremo ancora il tempo di fermare la locomotiva prima che precipiti nel burrone, ma una volta passato il mulino sarà il futuro o il crack!

Anche i seguaci del renzianesimo, insieme al proprio idolo, sono lanciati a folle velocità su quell’immaginaria locomotiva che è partita idealmente dalla loro tana leopoldina. E ne sentono tutta la gravosa responsabilità, tant’è che di sé stessi pensano proprio di essere l’ultima possibilità del paese: con loro, come da citazione, “sarà il futuro o il crack”.

Inoltre la convention (un anglicismo che sicuramente i renziboys apprezzeranno) assomiglia ogni anno un pezzetto di più, esattamente di pari passo con la scalata per il potere, a quel consesso di pericolosi invasati arraffoni estremisti di centro che prende il nome (guarda un po’ un altro anglicismo) di meeting di Rimini.

Democristiani ieri, renziani oggi, ciellini domani.

meditato da Mr SeeRed
29-10-2014

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