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L’irrefrenabile bisogno del bis

E’ notizia fresca fresca degli ultimi giorni, ma emana già il suo rancido effluvio di pescato avariato.

Si tratta di dilatare la tanto decantata parentesi tecnica che attualmente gestisce da protagonista il governo italiano, in un esecutivo semi-permanente.

Insomma: dopo Monti, solo Monti.
Ovvero un Monti-Bis (o Bismonti che dir si voglia).

Il motivo di tale opportunità risiede naturalmente nella necessità inderogabile di poter proseguire la politica di risanamento strutturale del paese, imposta da I Mercati.

E’ l’idea caldamente ventilata che esce quasi all’unanimità da quel simpatico consesso di banchieri, politici, finanzieri e affaristi riuniti come ogni anno in quel di Cernobbio. Dall’allegro Workshop Ambrosetti emerge infatti un vero e proprio coro da fine concerto scandito a ugole brucianti: fateci un bis.

Ed è così che dopo essersi materializzata una stentorea quanto impalpabile “agenda-monti” che dovrebbe rappresentare il faro per la direzione politica del futuro governo, si è passati direttamente a pensare di non cambiarlo affatto quel governo.

Il corollario di questo brillante contesto ipotetico è che il fastidio della consultazione elettorale, reputato dagli ideologi del bis un inevitabile quanto futile cameo democratico, diventa improvvisamente un pericolo da scongiurare o, quantomeno, da imbrigliare.

Per la serie: cari cittadini scegliete pure, se proprio dovete, ma la libera obbligatorietà del bis non è in discussione.

Vi lascio sulle note di una canzone che mi pare più che appropriata, di cui cito solo il finale: Bis, bis. Ma quale cazzo di cazzo di bis, bis. Oh cazzo cazzo cazzo cazzo il bis…

meditato da Mr SeeRed
10-09-2012

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