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L’orda del giudizio

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Tutti giudicano, ma solo alcuni lo fanno per degli spettatori.
Si mette in scena l’antica arte dell’umiliazione in pubblico e se ne fa spettacolo.

Anzi lo spettacolo: il talent-show.

Un minestrone catodico che ribolle di mediocrità, la cui cialtronesca essenza sarebbe meglio rappresentata probabilmente da un nome tipo: ‘o talent sciò. Perché di tutto si può parlare tranne che di una messa in mostra di reali capacità artistiche.

O meglio, questo è quello che vogliono dare a intendere al pubblico, ma quello che si vende davvero in questi pseudo programmi televisivi è il giudizio, con il suo annesso plotone di esecuzione di esperti all’amatriciana. Non si tratta cioè di saper cantare, ballare, scrivere, cucinare o qualunque altra incredibile qualità: quel che conta è vedere all’opera il giudice che distribuisce la sua consueta dose di umiliazione.

E lo spettatore medio crede di interessarsi a una competizione canora o culinaria, ma quello che in realtà lo seduce è il fascino oscuro dell’implacabile verdetto. Un po’ come il triste fenomeno delle auto che rallentano nei pressi di un incidente per dare un’occhiata: si sa già che la visione disturberà, ma nello stesso tempo, subdolamente, non se ne riesce a fare a meno.

E’ una sorta di voyerismo subnormale delle disgrazie altrui, che probabilmente riflette la natura profondamente sociofobica della vita attuale: c’è un sentimento di solitudine e di malessere diffuso che si sfoga guardando la sofferenza negli occhi degli altri.

Ma non solo.

Grazie ai potenti mezzi della modernità e le reti sociali il messaggio di umiliazione si propaga iperbolicamente, trasformando il passivo telespettatore in attivo sputasentenze: a nostra volta diveniamo tutti, quasi inconsapevolmente, giudici inflessibili di qualunque notizia, fatto, informazione.

E nell’illusoria libertà che ci dona la possibilità di esprimere la nostra opinione su tutto e tutti, rimaniamo prigionieri dei nostri punti di vista, schiavi volontari del nostro personale fanatismo.

“Non capite, se giudicate.”
(Lev TolstojDenaro falso)

meditato da Mr SeeRed
23-09-2014

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