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Lusso supposto

Non avete quella sensazione simile all’orticaria quando, di questi tempi, i discorsi sono letteralmente infestati dalla locuzione “vivere al di sopra delle proprie possibilità”?

Io si, perché mi sembra che si postuli l’esistenza di un comune e recente passato edonistico fatto di ville aristocratiche, suv grandi come autotreni, vacanze caraibiche dall’altra parte del globo, spese folli nelle boutique di stilisti, gioiellieri, orologiai, oculisti, estetisti, ….  insomma l’universo del lusso.

Che, pare, io mi sia perso.

Nessuno (nemmeno noi inguaribili riottosi) si permette di negare l’effettiva esistenza di questa realtà (peraltro spesso caciarona e quindi manifesta oltre che vagamente vomitevole), ma supporla condivisa dalla totalità della popolazione è sintomo di serissimi problemi di vista o, più modestamente, di semplice disonestà intellettuale.

E’ infatti evidente che questo modello di vita, che pure si è certamente diffuso negli ultimi decenni, percorre binari paralleli ma alieni al vivere comune della cittadinanza.

Ancora più subdolo è quindi il tentativo di manipolazione quando la locuzione viene abilmente coniugata nella forma che si potrebbe definire “pluralis maiestatis ad minchiam”, cioè “”Abbiamo voluto vivere al di sopra delle nostre possibilità”.
In questa maniera si cerca di insinuare un senso di colpa collettivo anche in persone che magari a rate non hanno mai comprato nemmeno un televisore.

E’ fondamentale allora mettere di fronte alle loro responsabilità coloro che davvero hanno dissipato risorse che non avevano, rivendicando la propria diversità di stile di vita, magari più semplice, sicuramente più povera, senz’altro più onesta.

Perché il lusso supposto non diventi la nostra supposta.

meditato da Mr SeeRed
23-06-2012

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