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Dopo la parentesi estiva, che per molti non è stata né soleggiata né vacanziera, è tempo di tornare a fare qualche considerazione sulle vicende del paese.

Ricordate?

All’inizio era una riforma al mese. Poi nel volgere di qualche mese è diventato un programma di governo di mille giorni, cioè tre anni. Non ancora ben chiaro per fare cosa, a parte, naturalmente, cambiare verso dell’Italia: probabilmente da quello della pecora a quello del mulo.

In ogni caso occorre ammettere che sulla comunicazione questo governo è imbattibile: un pigolio sempiterno di grandiosi promesse e radioso avvenire. Talmente fitto che qualcuno, timidamente, ha fatto notare la discrepanza tra il dire e il fare dell’esecutivo. Al che il dinamico presidente del consiglio, un po’ piccato perché assai permaloso, ha immediatamente replicato che il suo governo non morirà di “annuncite”.

E in questo caso le perle comunicative da sottolineare sono addirittura due: da una parte lo strepitoso neologismo gergale inventato sul momento che fa molto giovane e non impegna; dall’altra il dettaglio paradossale di una conferenza stampa indetta per fare l’annuncio per dire basta agli annunci.

Come si diceva più sopra: in-su-per-a-bi-le.

Certo non è facile per nessuno mantenere costante questo livello olimpionico di comunicazione, ma confidiamo nelle indubbie e sopraffine capacità del primo ministro (da tutti i giornali nazionali chiamato amabilmente e informalmente per nome) nel fare quello che sa fare meglio: vendersi.

Perché in fondo è tutta una questione di marketing che, se fatto ad arte, genera quel nettare ambito dalla totalità della classe politica, cioè il consenso.

In ordine di tempo l’ultima trovata è il parto di un sito internet che spieghi l’azione straordinaria del governo: passata, presente e futura. Ripescando da un lato lo slogan dei mille giorni, con relativo conto alla rovescia, e dall’altro coniandone uno nuovo di zecca: passo dopo passo.
Il cui senso sibillino sta in bilico tra l’immagine di una marcia alla moviola e il popolare “non ti preoccupare, passo più tardi”.

Eppure queste moine comunicative funzionano, lisciano il pelo all’elettorato e tranquillizzano il cittadino qualunque: sono marchette di governo.

Fiduciosi quindi aspettiamo nuove e più mirabolanti iniziative che ci convincano ulteriormente sul fatto che viviamo con il migliore degli esecutivi possibile, guidato dal migliore dei presidenti del consiglio possibile.

Perché il possibile, ma anche l’impossibile, è il suo mestiere.

meditato da Mr SeeRed
02-09-2014

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