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Matteitudine

matteitudine

Uno è un ragazzotto ipercinetico, dall’eloquio giovanile e fumoso, impermeabile alle critiche, permeabile al potere, sicuro di sé, indeciso su niente e, contestualmente, attuale presidente del consiglio dei ministri, nonché segretario di quel partito che fu comunista, poi democratico di sinistra, infine democratico e basta.

L’altro è un ragazzotto iperbisbetico, dalla parlata grossolana e vigorosa, riluttante al ragionamento complesso, incline alla rapida semplificazione, risoluto con tutti, dubbioso con nessuno e, simultaneamente, un esponente di spicco dell’opposizione, nonché segretario di quel partito che fu combriccola padana antiterrona, poi congrega del nord antiromana, infine masnada nazionale antimigranti.

Cosa li accomuna?

Beh diciamo che, oltre alla precipua attitudine di essere deboli coi forti e forti coi deboli, il destino volle che i rispettivi genitori diedero loro identico nome e oggi, da cittadini, la diade dei Matteo con tutti i suoi seguaci ci perseguita senza freni inibitori.

In gran parte perché (soprattutto dopo l’ultima adunata elettorale regionale) abilmente rintuzzata da stampa e televisione che, quasi all’unisono, paiono godere tutti ringalluzziti nel raccontarci l’epico scontro tra questi figuri: due autentici titani del pensiero politico contemporaneo, s’intende.

E il pubblico, come la plebe nell’antico colosseo, si sbraccia forsennato per poter sostenere o, viceversa, inveire rispettivamente per un Matteo o l’altro.

E’ il consueto effetto “tifo da stadio” e mai mi stancherò di dire che, come atteggiamento nella sfera pubblica di un paese (ma forse in fondo anche allo stadio), è equivalente per gravità solo al tifo addominale.

Attenzione quindi a non sottovalutare gli effetti nefasti di questa inclinazione che, presa alla leggera, può diventare velocemente cronica: la matteitudine, se la conosci, la eviti.

meditato da Mr SeeRed
12-06-2015

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