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Nel gorgo della competizione

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Qual è la risposta sulla bocca di ogni politico, in ogni talk show, in ogni momento, per ogni problema?

“Bisogna essere competitivi”. O tornare ad esserlo se mai lo si è stati. O imparare a diventarlo.

In qualunque caso la perentoria formuletta, ripetuta come un mantra dappertutto, è diventata salvifica e inoppugnabile: il verbo dell’oracolo dei Mercati nel mondo globalizzato della modernità.

Quel che viene abilmente omesso di dire è quale tipo di società si modella se i cittadini, seguendo l’esortazione, si convincono a vivere in una costante e perenne sfida nei confronti di chiunque altro. Che sia quello seduto vicino a te in attesa per un colloquio di lavoro, quello che in auto davanti a te cerca parcheggio, quello che si avvicina al bancone del bar accanto a te, quello che aspetta come te l’autobus pieno dell’ora di punta, quello ovunque in coda dopo di te e quello sempre ovunque in coda, ma davanti a te; beh, non ha nessuna importanza. Ciò che conta è vincere la gara con tutti coloro che la vita ci fa incrociare quotidianamente.

Il risultato complessivo di questo processo senza fine?

E’ presto detto: si ottiene la società contemporanea. Proprio quella che abbiamo di fronte agli occhi tutte le mattine, grondante di benessere e felicità per tutti.
O no?

In effetti si direbbe proprio di no. Anche perché il necessario corollario della competitività è la creazione di una gerarchia incomunicabile tra i primi e gli ultimi, ben riassunta dall’espressione popolare “ognun per sé e dio per tutti”. Che si creda o meno in un qualunque dio, o chi per esso.

C’è però una modalità differente con cui affrontare il susseguirsi dei giorni, la cui chiave si nasconde in una parola semanticamente opposta a quella di competizione: collaborazione.

La collaborazione è infatti inclusiva, costruttiva, partecipativa, paritaria, propositiva e sostenibile.

E produce risultati migliori.

Quindi, la prossima volta che qualcuno cerca di convincerti dell’importanza di essere competitivi, digli gentilmente e con parole appropriate di fottersi. Non siamo per la singolar o multipla tenzone: noi siamo per la collaborazione e la condivisione.

Che, ci tengo a sottolineare a scanso di equivoci, non è il governo di larghe intese.

meditato da Mr SeeRed
13-06-2013

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