SEGUI IL DISAGIO SU:

informativa cookie e privacy

home > prevale l'attuale >

Paese imbarcato

paese-imbarcato

Nel discorso pubblico del paese, in questi anni di crisi economico esistenziale, scorre potente l’abuso delle metafore marinaresche.

Forse in ossequioso riferimento al glorioso passato delle repubbliche marinare italiane. O forse, più prosaicamente, per l’abbondanza di mezzi proverbi e frasi fatte che nella nostra lingua hanno a che fare con il mare e la navigazione.

Sta di fatto che il podio più alto in tal senso va senza alcuna esitazione alla formuletta “siamo tutti sulla stessa barca”. Una sorta di mantra che, sterilizzando qualsiasi distinguo, ci racconta che siamo tutti stipati nel medesimo luogo in movimento e, quindi, ne condividiamo lo spazio, la direzione e le annesse responsabilità.

Ed è subito un susseguirsi di enfatiche immagini a tema: il mare impetuoso, la navigazione procellosa, l’incognita dell’arrivo in porto, la salsedine sulla pelle, il vento sferzante e via dicendo.

Tutto molto poetico.

Peccato che quello che si evita di raccontare è che, stando nel mondo della metafora, la suddetta barca è una sorta di mastodontico transatlantico, in cui i naviganti sono rigorosamente separati in classi sociali: dal lussuoso ponte più alto dei facoltosi, giù a scendere fino alla fumigante stiva degli indigenti. E mentre in cima si parla tanto e si pasteggia a champagne, nella sala macchine ci si sgozza tra miseri per un pezzo di pane.

Senza tralasciare il particolare che durante la navigazione si recuperano giustamente dei naufraghi che arrivano da battelli assai peggiori. Ma non si possono ospitare ai piani alti, ché poi i facoltosi si immusoniscono, bensì vengono accalcati nella pancia della nave, già grondante di miseria e disperazione.

E’ un quadretto sicuramente meno lirico, ma decisamente un poco più realistico.

Così ricordiamoci di tenere a mente questi aspetti quando sentiamo la tiritera del siamo tutti sulla stessa barca. Perché può anche darsi che sia così. Ma, di sicuro, non siamo tutti in prima classe.

Inoltre facciamo in modo di non accettare servilmente il mantra marinaresco presentatoci come una raccomandazione divinatoria.

Perché facendolo daremmo ragione anche al conseguente subdolo corollario: “occorre remare tutti nella stessa direzione”.

La loro.

meditato da Mr SeeRed
21-11-2014

Vuoi lasciare un commento? Scrivilo sul "Muro del Disagio"

CERCA NEL DISAGIO: