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Paralisi da crisi

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Mentre il paese sprofonda ogni giorno un pezzetto di più nelle sabbie mobili, viscose e soffocanti della crisi, si ha, umiliante, la sensazione che nessuno faccia niente.

Ricordate?

Dapprincipio fu il periodo dei tecnici che, dotati di un presunto sapere sui Mercati sconosciuto al volgo, tutto avrebbero risolto. In tempi tecnici, s’intende.
Poi arrivarono inattese, le larghe intese. Piene di energica sicumera sul fatto che solo il meglio (si fa per dire) della classe politica avrebbe potuto guidarci fuori dal pantano economico. Nel quale peraltro ci avevano spensieratamente infilato.
Poi, da una nebbiolina misticheggiante, apparvero i saggi. Nuovi vati delle improcrastinabili e non richieste riforme costituzionali.

Risultati? Per ora non pervenuti.

Del resto siamo quasi a luglio: è il momento di vacanze, creme solari, ombrelloni e, come diceva quel tale, aerei gremiti e ristoranti pieni.

Si, certo, la disoccupazione impazza ovunque, ampie fette di popolazione immiseriscono, le tasse crescono incessantemente, il costo della vita sale e lo stipendio (per chi ce l’ha) scende.
Ma, in fondo, basta saper essere ottimisti: ci si penserà a settembre, agli esami di riparazione. Sempre che in autunno sia rimasto ancora qualcosa da aggiustare.

Già, perché a un certo punto i cittadini, esasperati da questo presente imbalsamato, potrebbero smetterla di scrollare le spalle mugugnando il solito “fa niente” e riprendersi in mano la propria vita.

meditato da Mr SeeRed
24-06-2013

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