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Postaggio

L’altra settimana, prima dell’avvento del grande varietà religioso, sono andato in posta, come accade ai comuni esseri mortali dotati di domicilio, causa periodico pagamento della bolletta dell’energia.
Di seguito la cronaca dimessa di un’ordinaria esperienza di delirio.

Primo giorno

Mi reco nel primo pomeriggio alla posta di quartiere (in realtà un ufficio postale che ne gestisce almeno quattro di quartieri) con la certezza della consueta carovana di gente in attesa. Arrivando a piedi vedo già l’assieparsi a grappoli di persone sul marciapiede antistante: è il preludio alla Bombay che mi aspetta dentro.
Mi faccio largo in quel mercato umano e conquisto il simpatico dispenser dal quale estraggo con perizia il mio numero per la coda. Rapido sguardo al tabellone: quarantasei individui mi precedono.
Non ci sto nemmeno a pensare. Con destrezza mi defilo, fuggo via e mentalmente rimando la questione a un altro momento.

Secondo giorno

Di buon mattino mi presento all’ufficio postale di quartiere con la baldanzosa speranza di trovarlo più a misura d’uomo.
Puerile illusione: se di pomeriggio era l’indiana Bombay, adesso è Karachi.
L’uomo, lì dentro, è pigiato a dismisura in molteplici strati di borbottante attesa o disperante rassegnazione.
Mi guadagno a fatica il simpatico dispenser che, con l’annesso tabellone, candidamente mi indica di avere come preambolo umano quarantanove persone.
Mentre rinuncio e abbandono, non senza sforzo, quel luogo, mi arrovello senza successo sulle ragioni di tali grandi numeri. Uscendo sul marciapiede sento però sbofonchiare che la causa sarebbe il pagamento dell’iMu, prossimo alla scadenza.

Terzo giorno

Forte e orgoglioso delle mie sagaci doti deduttive ritorno alla posta il giorno successivo a quello del termine della riscossione del balzello domiciliare. Graniticamente convinto di avere compreso il quadro complessivo della situazione e, quindi, di cavarmela in breve tempo.
Risultato: solo trentacinque persone davanti a me. Le quali, forse, avranno pensato come me di essere state astute, ma che, sempre come me, sono in realtà semplicemente degli ingenui creduloni.
O forse, come diceva quel tizio uscendo mentre ormai mi ero rassegnato a far la coda, la verità è che siamo prigionieri di un’organizzazione burocratico-economica che ci è sfuggita di mano.

O meglio: ne siamo ostaggi.

meditato da Mr PinkElephants
02-01-2013

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