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Soccorso elvetico?

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Le ideologie sono morte, i diritti civili in via di estinzione e la società liquefatta.
E neanche io mi sento tanto bene.

Epperò c’è qualcosa che non torna.
Oltre ai conti pubblici, intendo.

E’ un qualcosa che ha a che fare con la supina accettazione di quella subdola idea che teorizza da anni la scomparsa dei ceti sociali: non più indigenti e benestanti, amministratori delegati e operai, alti funzionari e disoccupati, disagiati e facoltosi. Saremmo tutti una magmatica colata di individui, chi più, chi meno fortunati.

Poi succede che in quell’oasi europea di opportunistico ordine e benessere che è la Svizzera, si voti per un referendum che vincoli il rapporto tra redditi alti e bassi in 1 a 12. E improvvisamente si riscopre che i ricchi non solo esistono ancora, ma sono la maggioranza e bocciano il quesito referendario all’unanimità in tutti i cantoni.

Si dirà: beh, ma lo scopri solo ora che gli svizzeri sono benestanti?

Direi di no. Credo però che nella pur assai agiata repubblica elvetica i cosiddetti ricchi non siano la maggioranza.

E’ solo che, nella presunta assenza di classi sociali, i ricchi (i cui nomi echeggiano di anglofono prestigio nel termine di manager o di indecifrabile acronimo in quello di ceo) hanno convinto una cospicua parte del ceto loro avverso a parteggiare per loro.

Come?

Ma è semplice: con il sogno americano. Ovvero: un giorno anche tu potresti diventare opulente come noi, quindi inizia da subito a difenderci, perché stai facendo un favore a te stesso.
E il povero di oggi, che si sente il ricco di domani, nel dubbio abbocca. Senza sapere che il suo sogno è in realtà un miraggio: irraggiungibile perché evanescente.

Si realizza quindi una specie di pronto soccorso alla rovescia: chi sta male aiuta chi sta bene.

Nel frattempo le conquiste sociali frutto della contrapposizione anche aspra tra i vari ceti vengono scientificamente smantellate, con il brillante risultato che il povero immiserisce ulteriormente e il benestante ascende alle vette del lusso. E in quell’abbondanza si riconosce tra i propri simili.

Una volta li si sarebbe chiamati padroni. Oggi la lotta sociale la stanno vincendo loro, dicendoci che non esiste.

E a me riesce a frullare in testa solo questa canzone.

meditato da Mr SeeRed
29-11-2013

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