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Un presidente per amico

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Innumerevoli personaggi starnazzano da giorni intorno al colle più ambito della capitale: trattasi della zuffa politica per l’elezione del nuovo presidente della Repubblica.

E la tensione che si respira sembra quella tipicamente italica del giocatore compulsivo di superenalotto, ovvero tutti sperano di vincere, o almeno di far vincere un amico.

Come non capirli?

Del resto siamo nel paese della conoscenza precauzionale obbligatoria, in cui per fare un esame sanitario in tempi onesti devi avere un amico medico, per farsi difendere dalla legge occorre un amico avvocato, per aggiustare la macchina un amico meccanico, per mangiare del pane decente uno che fa il fornaio, per un lavandino otturato uno che è idraulico: insomma per ogni accidente un amico o un conoscente. O almeno un amico di un conoscente o un conoscente di un amico.

Perché quindi stupirsi che il politico in genere desideri un rapporto privilegiato con la più alta carica dello stato?

“Se lassù ci sta un amico mio, quando e se avrò un problema potrò contare su di lui.”

Altrimenti?

Orrore e raccapriccio: potrei essere trattato da persona normale. Anzi, peggio, da persona comune, cioè in maniera indistintamente uguale a tutti gli altri (ed è di pubblico dominio che il concetto di uguaglianza puzzi di vetero bolscevismo).

E allora via con la girandola di nomi, vecchi o nuovi, presentabili o meno, dignitosi o indecorosi, uomini o donne, ma soprattutto amici. O, com’è d’uopo nel linguaggio della modernità, non nemici.

Detto questo, fortunatamente, circolano anche nomi di autorevole competenza al di fuori degli apparati di partito, ma sapranno essere sufficientemente “amici”?

meditato da Mr PinkElephants
15-04-2013

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