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Il bagliore del lato oscuro

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Esattamente quarant’anni fa il mondo della musica veniva illuminato da una scheggia di oscurità sonora senza eguali.

Era il 24 marzo 1973 e nel Regno Unito usciva, ad opera di una delle band protagoniste del progressive-rock, un concept album ambizioso e spericolato: The Dark Side of the Moon.

Colpì forte e potente l’intero panorama discografico, per altro già affollato in quegli anni di ottima musica, ma non ci fu dolore. Soltanto stupore e travolgente meraviglia.

Uno splendore che ha passato indenne queste ultime quattro decadi per arrivare intatto a risuonare le stesse emozioni in questo istante nel mio modesto stereo.

E allora d’incanto si perdono di vista tutte le bruttezze del presente per rimanere incatenati magicamente a queste sonorità, fatte di un equilibrio quasi prepotentemente geniale di voci e idee, parole e melodie.

Non ci sono compromessi, non ci sono banalità, non ci sono espedienti artificiosi, non ci sono virtuosismi narcisisti, non ci sono facili scappatoie.
Quello che c’è è una luminosità scura che quasi fa male. Ma di una bellezza sfolgorante.

Per me questo disco è musicalmente il monolite di Odissea nello Spazio di Kubrick: inspiegabile e tremendamente affascinante.
E avrebbero dovuto inserirlo sulle sonde Voyager insieme alla placca di alluminio e oro con i simboli della civiltà terrestre, per testimoniare nell’universo cosa può voler dire essere umani.

meditato da Mr PinkElephants
24-03-2013

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