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Il fuoco fatuo di Prometheus

Si, lo so.
Commentare l’uscita di un film che nei cinema del resto del mondo è approdato quasi quattro mesi fa, non è né attuale, né originale. Ma da parecchio tempo non siamo più un paese originale.
E men che meno particolarmente attuale.
Perché quindi la distribuzione cinematografica dovrebbe costituire un’eccezione?

Il lungometraggio Prometheus, ultima fatica di Ridley Scott, già prima che sbarcasse nelle sale aveva provocato accese aspettative in tutti i fans del regista e soprattutto del suo capolavoro del 1979: Alien.

Gli autori (cioè il regista e lo sceneggiatore Damon Lindelof, noto per la serie televisiva Lost) a tal proposito erano stati perentori: non si trattava di un sequel (e meno male, essendocene già tre), né di un prequel. Bensì sarebbe stata una storia collegata al mondo futuribile del temibile alieno, ma non in senso strettamente cronologico, né con analoghi protagonisti.

Del resto avrete notato anche voi che la corte hollywoodiana, dopo aver letteralmente spremuto tutti o quasi i grandi successi del passato con sequel, prequel e qualunque altro quel venisse loro in mente, stanno reinventandosi un ulteriore modo per fabbricare quattrini: il paralleloquel.
Ovvero, per l’appunto, ideare intrecci narrativi legati all’atmosfera e al contesto di pellicole di provato successo, ma che scorrano in maniera parallela rispetto alla storia conosciuta (vedi ad esempio The Bourne Legacy).

Ma veniamo brevemente al film.

Parte in maniera stranamente morbida ma con tutti i presupposti di una fantascienza epica vecchio stile con al centro la domanda esistenziale dell’universo: da dove veniamo?
E per tutta una prima parte ci fa credere in una sceneggiatura ambiziosa, infarcita di spunti filosofici, che costruisce sapientemente l’ansia dell’attesa per le risposte.

Le quali però non arrivano nella seconda parte.

Anzi, in un crescendo di scene d’azione, il film acquista velocità ma sterilizza la storia ed emergono macroscopiche lacune narrative (oltre ad alcuni ricalchi non sempre azzeccati del vecchio Alien).
Il risultato, per quanto visivamente e scenograficamente importante, mi è parso deludente.

Per concludere una piccola perla di cattiveria per chi ha già visto il film.
Ma perché la bella e brava Charlize Theron, che qui interpreta in un ruolo marginale un personaggio al limite dell’inutilità, ci viene presentata come una novella signorina Rottermeier, autoritaria ed energica, per poi uscire di scena, nel finale, trasformandosi in Wile E. Coyote?

meditato da Mr SeeRed
23-09-2012

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