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Il mappanuvole

mappanuvole

Incuriosito e affascinato dal lunghissimo trailer e frastornato da opposti giudizi letti qua e là sulla pellicola, sono andato a vedere Claud Atlas, degli ex-fratelli Wachowski.
Sono uscito dalla sala assai più sfocato di quando, ben più speranzoso, ne sono entrato.
Non tanto per la girandola vorticosa dei sei intrecci temporali che si snodano per l’intera durata del film (180 minuti) con i loro continui rimandi, quanto per il senso indeterminato di vaghezza che mi ha lasciato dopo averlo visto.

La tesi del “tutto è connesso” è infatti affascinante con i suoi impliciti spunti filosofici-spirituali, ma, per quanto ribadita come un mantra, poco approfondita.
La sensazione è che si dipinga un ambizioso, vasto affresco sociale dell’umanità, senza poi avere la necessaria giusta distanza per poterne contemplare, nel suo insieme, l’intrinseco significato.

Comunque quello che mi è sembrato emergere è un certo pessimismo esistenziale nelle vicende del mondo, mitigato però dal senso di speranza che la ribellione di singoli individui (alla schiavitù, al conformismo, al potere, alla discriminazione, all’organizzazione sociale, alla tradizione) possa, nel corso del tempo, influenzare il futuro.

Idea non particolarmente originale, ma interessante, anche se non basta.
Come non basta il visionario e ben fatto allestimento visivo, né il suo serrato e talvolta un po’ azzardato montaggio.

Insomma diciamo che è un film che è riuscito nella non facile impresa di non annoiarmi (e con quella lunghezza direi che è già un successo..), senza tuttavia ammaliarmi.

Certo, per trovare una valida direzione in questo Atlante delle Nuvole un gps forse avrebbe fatto comodo.

meditato da Mr SeeRed
22-01-2013

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