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Rebel music

Qualche giorno fa è uscito nei cinema italiani il documentario “Marley” sulla vita dell’artista giamaicano che sul finire degli anni ’70 con la sua band diffuse nel mondo le sonorità in levare della musica reggae.

Un lungometraggio biografico si espone quasi sempre al duplice rischio di risultare o un’agiografia stucchevole del soggetto (in altre parole una paraculata) o una fanatica e sovente pretestuosa riprovazione etica dello stesso (ovvero bigotteria da oratorio).

Nel caso di “Marley” però si mantiene invece un certo delicato equilibrio tra questi due estremi, facendo emergere un ritratto denso di chiaroscuri, ma sempre molto umano del rasta più famoso del mondo.
Sottraendolo allo stesso tempo sia dall’icona di santità da merchandising, sia dall’immagine inevitabilmente drogata di poète maudit.

Tra luci e ombre si dipana quindi il racconto della vita di Robert Nesta Marley, partendo dalla nascita in un paesino della campagna giamaicana, attraverso gli esordi musicali nel sobborgo di Trenchtown, fino al successo internazionale e successivamente la malattia e la morte a soli 36 anni in un ospedale di Miami.

Una ricostruzione non particolarmente originale che poteva essere più approfondita dal punto di vista musicale, ma ben fatta. Interessante.

Naturalmente per appassionati (dura quasi due ore e mezza..), nostalgici o inguaribili ribelli.

Per i più curiosi mi sento invece di suggerire anche la visione dell’ottimo documentario televisivo prodotto nel 2007 dalla BBC “Exodus ’77” che racconta, attraverso le tracce musicali dell’omonimo disco, la rivoluzione reggae importata da Bob Marley nell’agitata Londra della fine anni ’70.

Rebel music!

meditato da Mr PinkElephants
02-07-2012

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