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Star cover Wars

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Ricordate?

Era la notizia che The Walt Disney Company aveva acquisito i diritti per il seguito cinematografico della saga fantascientifica più celebre della galassia: Star Wars.

E noi, da integerrimi malmostosi qual siamo, abbiamo atteso il risultato con una curiosità gonfia di quell’insopprimibile sospetto che la spericolata operazione commerciale fosse ad altissimo rischio.
Un rischio assai diffuso e insidioso, acquattato subito dietro l’angolo della notizia stessa e conosciuto ai più come sindrome del “ho pestato una merda”.

Per questo è proprio lì, dietro quell’angolo, che abbiamo aspettato pazienti l’arrivo del giovane cineasta J.J. Abrams, sul cui collo pendeva, acuminata, la responsabilità dell’impresa.

Ebbene, a fine proiezione, il sospiro di sollievo collettivo nel constatare che entrambe le scarpe erano rimaste intonse e immacolate è stato decisamente liberatorio.
Già, perché schivare quella moltitudine di escrementi affastellati che guarnivano il marciapiede una volta girato quel famoso angolo, beh, non era affatto scontato.

Certo, per riuscirci, il regista ha intrapreso la strada più semplice: un frullatone di elementi che segue, meticoloso, il collaudato solco della vecchia saga, variegato quel tanto che basta dall’avvento obbligato di nuovi personaggi.

Tanto è vero che la critica maggiore rigurgitata online dai canadair della rete è stata proprio quella di aver sostanzialmente fatto un remake del primissimo film del 1977, A new Hope.

Soprattutto nella seconda parte la somiglianza è, in effetti, di un’evidenza macroscopica (grossa almeno quanto la Morte Nera) e addirittura apertamente dichiarata (Han Solo che fa notare che un punto debole nella macchina di distruzione di massa dei cattivi si trova sempre); ma cerchiamo di essere onesti: come altro si poteva sperare di evitare la famosa sindrome fecale di cui sopra se non con una sorniona, confortevole e affidabile gimcana di questo tipo?

Detto questo è un film innovativo? Rivoluzionario? Dall’intreccio inedito e controcorrente?

Assolutamente no: è piuttosto una cover che può anche non piacere, ma che, al netto di qualche vaccata (tipo il ritrovamento della spada laser nel forziere dei pirati dei caraibi), riesce a mantenere vivo quel connubio di avventura galattica e soap opera familiare che tutti noi oltrentenni conosciamo con il nome di Star Wars.

L’originalità, spesso, è sopravvalutata.

Ps.
Le inevitabili annotazioni perfide per chi ha visto il film.

Perché i nuovi personaggi (Finn, Poe, Rey) hanno tutti o quasi dei nomi che rievocano reminiscenze letterarie statunitensi, ma suonano abbastanza insulsi se non ridicoli?

Perché all’antagonista (o “villain” come piace tanto dire oggi) si è scelto di far togliere la maschera così presto rivelando, con un doppiaggio inverecondo, che è solo il figlio di Jannacci?

meditato da Mr PinkElephants
12-01-2016

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