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Supermah

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Lo ammetto: vedere film di supereroi, senza essere accanito lettore dei fumetti né un particolare appassionato del genere, significa probabilmente andarsela a cercare.

Nel caso dell’ultima fatica di Zack Snyder, “L’uomo d’acciaio”, la tentazione è stata dettata dalla perniciosa abitudine di noi oltrentenni di guardare al passato con quella briciola di nostalgia e ricordare che, insieme a Star Wars, siamo cresciuti anche con la trilogia di Superman, quello con Christopher Reeve.

Di conseguenza scatta sempre una certa preoccupata curiosità per l’intento nobile di rivisitare un personaggio in chiave moderna, o semplicemente alternativa.

Il risultato è stato sconfortante, seppur a tratti involontariamente divertente.

Dunque la storia, per la scrittura della quale si è scomodato anche l’onnipresente Christopher Nolan, è uguale a Superman II del 1980 ed è la seguente: il bambino alieno arrivato sulla Terra da Krypton diventa uomo, si mette delle mutande rosse sopra una calzamaglia azzurra e combatte il perfido generale Zod e la sua ciurma, arrivati all’improvviso dallo spazio profondo.

Nient’altro. Almeno dal punto di vista del soggetto.

Apprendiamo però alcuni interessantissimi dettagli che forse, nell’intenzione degli autori, hanno la funzione di svecchiare il mito.

Tipo che il simbolo della S sul costume di Superman, non sta per Superman (ingenui noi a pensarci..), bensì per speranza. Inoltre non indica solo il nostro eroe: è proprio un brand del pianeta natio, portato da tutti i suoi abitanti e inciso sulle chiavette USB che usano per accendere le loro astronavi.

Oppure che il nostro protagonista è l’unico kriptoniano che non è nato dall’inseminazione artificiale che, pare da secoli, sul suo pianeta venisse praticata nelle stanze della vita: una sorta di hangar simil-matrix, dove baccelloni enormi sfornano bambini come fagioli.

O ancora che sull’evoluto pianeta Kripton con le sue astronavi ipertecnologiche, il mezzo di locomozione dello scienziato padre di Superman è una specie di pterodattilo che sembra appena uscito da una comparsata di avatar.

Impreziosiscono inoltre la pellicola alcune scene briosamente non-sense. Tra tutte la migliore è verso la fine: il nostro eroe dopo aver raso al suolo più di mezza città nel combattimento con Zod, mietendo vittime dappertutto, si commuove davanti all’uccisione di tre innocenti cittadini e, semplicemente, rompe il collo al cattivo che fino ad allora sembrava indistruttibile.

Ora, io credo di poter comprendere che un archetipo del supereroe come è il personaggio di Superman sia difficile da rinverdire, anche perché lui è il buono senza sfaccettature e senza apparenti debolezze. Però si poteva cercare di approfondire l’aspetto che lo rende unico nel panorama dei fumetti e che, marzullianamente, suonerebbe così: Superman non è un uomo che cerca di farsi supereroe, ma un supereroe che in qualche modo cerca di farsi uomo.

Per finire l’inevitabile domanda cattiveria: ma perché all’inizio del film il consiglio dei saggi che sa che Kripton sta per esplodere, esilia Zod e i suoi sgherri trasformandoli in calippi giganti al posto che tenerseli sul pianeta a morire come tutti gli altri?

meditato da Mr PinkElephants
01-07-2013

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