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Tradito dal treddi’

Quando i fratelli Lumière allestirono nel 1895 la prima proiezione cinematografica della storia non pensarono che sarebbe stato l’inizio di una nuova forma di espressione dell’arte. Piuttosto credettero fosse semplicemente una nuova attrattiva circense, una sorta di evento di avanspettacolo che stimolasse la curiosità e il divertimento.
Tuttavia l’effetto di iperreltà della visione del treno in arrivo alla stazione fu sufficiente a spaventare gli spettatori, prima ancora di divertirli: la tridimensionalità del movimento era stata ingabbiata per la prima volta su una superficie piatta.

Da allora e per più di un secolo fino ad oggi, il cinema si è evoluto attraverso balzi tecnologici rivoluzionari, come l’avvento del sonoro o del colore, che hanno indubbiamente incrementato il grado di verosimiglianza della proiezione.

L’avvento del cinema stereoscopico, comunemente etichettato con la sigla 3D, è in ordine di tempo l’ultima innovazione in tal senso. Promette infatti un’immersione virtuale dello spettatore all’interno del mondo fittizio delle immagini, aumentandone il coinvolgimento.

Ma quello che promette, come accade sovente, non mantiene.

Il risultato è infatti deludente sia dal punto di vista tecnico (le immagini acquistano una profondità che appare posticcia, ben lontana dalla verosimiglianza), sia da quello emotivo (non accresce l’empatia dello spettatore con la narrazione).
La conferma arriva dal fatto che i migliori prodotti (e i migliori incassi) di questa tecnologia siano di fatto le pellicole di animazione, per antonomasia storie di dichiarata finzione visiva.

Escludendo quindi tutte le numerose e fondate considerazioni commerciali, ci si chiede il reale motivo di questa apparente infatuazione.

E inoltre: siamo sicuri che avremmo voluto vedere tridimensionalmente la siringa che si conficca nel petto di Uma Thurman? O gli occhi strabuzzanti di Malcolm McDowell che subisce la terapia antiviolenza? O lo spinello che cade di mano a Jeff Bridges alla guida, facendolo andare a sbattere?

Se la forza del cinema è quella di trasmettere emozioni probabilmente una buona sceneggiatura vale di più di una terza dimensione aggiunta a una storia vuota.

meditato da Mr SeeRed
10-06-2012

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