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Un altro cinema è possibile

Con forse colpevole ritardo, ma in coincidenza con il tragico anniversario degli eventi, sono andato a vedere il lungometraggio Diaz, di Daniele Vicari.

Un autentico e ben assestato pugno nello stomaco.

Non tanto per la storia e gli avvenimenti tristemente conosciuti, quanto per la potenza emozionale che sprigiona il racconto, trasformato in immagini, di quell’orrenda iperbole di violenza che fu il G8 di Genova.

L’approccio infatti, pur rimanendo adeso il più possibile alla realtà dei fatti, è decisamente cinematografico ed esplicitamente lontano dal formato documentaristico.
In questo modo l’intensità della narrazione cattura inesorabilmente lo spettatore e lo trascina in quel gorgo di inquietudine costruito sulla provocazione della paura che mi è sembrata la vera protagonista del film.

La paura si rivela subito nella sequenza iniziale in cui due “anarchici” scappano dalla polizia dopo aver incendiato una macchina.

La paura è nella faccia di una poliziotta in una macchina assediata da un gruppo di dimostranti.

E la paura naturalmente è scolpita nei visi delle persone inermi brutalmente pestate alla scuola Diaz.

E dopo ancora, nel carcere, dove l’istigazione alla paura realizzata dagli agenti di custodia sugli arrestati raggiunge la terrificante sofisticatezza della tortura.

Alla fine si esce dalla sala scossi, inquieti e un po’ sottosopra.
Ma con una certezza: è con la paura che sono riusciti a fermare il primo movimento di massa planetario che non chiedeva niente per sé stesso.

meditato da Mr PinkElephants
22-07-2012

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